Recensioni,  Storie di libri

Il Vaticano nasconde i criminali Nazisti?

Leggendo la quarta di copertina de Il profumo delle foglie di limone (Garzanti, 2010) di Clara Sánchez, si pensa subito al racconto Un ragazzo sveglio di Stephen King: la storia di Todd Bowden, un tredicenne che diventa amico e confidente del vecchio Kurt Dussander – ex criminale nazista – e si fa svelare tutti i segreti di quando militava nelle SS. Ma poi, leggendo il libro, ci si rende conto che si tratta di tutt’altro. Anche se le due storie si rifanno allo stesso filo narrativo, l’una è profondamente diversa dall’altra.

Rispetto al racconto di King, infatti, Il profumo delle foglie di limone è un libro leggero e semplice, che merita di essere letto. Anche se, come il racconto del noto scrittore statunitense, fa paura. Fa paura perché è una storia che coinvolge e rapisce il lettore. E fa paura, perché dà da pensare!

La storia è quella di Sandra, trentenne in crisi, che per sfuggire alla vita quotidiana, ostile nei suoi confronti, si rifugia in Spagna, sulla Costa Blanca. Sandra non ha un lavoro ed è in rotta con i genitori. È incinta e non è sicura di amare l’uomo che presto le darà un figlio. È confusa, sola, disperata. Ma lì, sulla costa spagnola, incontra due persone amiche che le danno aiuto e le fanno ritrovare il sorriso. Incontra “Fredrik e Karin Christensen, una coppia di amabili vecchietti: i nonni che non ha mai avuto”. Sulla quarta di copertina si legge: “Momento dopo momento, le regalano una tenera amicizia, le presentano persone affascinanti, come Alberto, e la accolgo nella grande villa circondata da splendidi fiori. Un paradiso. Ma in realtà si tratta dell’inferno. Perché Fredrik e Karin sono criminali nazisti”.

Il profumo delle foglie di limone è un libro commovente, davvero ben scritto. Semplice e leggibile, che lega il lettore alla storia dalla prima all’ultima parola.

Ed ora, passiamo alla storia che sta dietro questo libro. È una storia di terrore, di paura, di ricordi amari. Di vecchi criminali che si rifugiano in ogni parte del mondo per sfuggire alla giusta pena. È una storia, forse, alimentata da troppe leggende, ma che spesso si sono anche rivelate reali.

Il Corriere della Sera nel 2005 pubblicava l’articolo Alla caccia dell’ultimo criminale nazista. Scriveva: “Secondo la stampa tedesca uno dei più feroci criminali nazisti, il dottor Aribert Heim, sarebbe ancora vivo e vivrebbe tranquillamente in Germania. Il medico nazista, nato in Austria, avrebbe ucciso centinaia di ebrei con iniezioni direttamente al cuore o operandoli senza anestesia nel campo di concentramento di Mauthausen sottoponendoli anche a brutali esperimenti durante le sette settimane che egli passò nel famigerato lager austriaco”.

E ancor prima, nel 2000, la Repubblica titolava Nazisti, l’elenco della vergogna e scriveva di O.D.E.SS.A., una “rete di omertà” fatta per “il trafugamento di SS in cerca di nuova identità”.

Sull’articolo si leggeva: “una mitologia ispirata dal favore con cui il primo peronismo accolse indesiderabili di ogni tipo, ma sottoposta a critica dalla storiografia più recente”.

E infatti riportava ancora: “L’avvocato difensore di Erick Priebke in Argentina, Pedro Bianchi, sostiene […] di essere stato testimone […] della consegna da parte di Perón di duemila passaporti in bianco (Llorente e Rigacci, El ultimo nazi, Editorial Sudamericana). Ma Ignacio Klich e i suoi colleghi della Commissione di indagine hanno consultato gli archivi del ministero degli Esteri senza trovare traccia di alcun Bianchi”.

O.D.E.SS.A., per chi non la conoscesse, è forse la più nota organizzazione di copertura degli ex gerarchi nazisti.

Tutto partì nel 1946, quando un ufficiale americano mostrò a Simon Wiesenthal (un sopravvissuto all’Olocausto che dedicò il resto della vita a raccogliere le informazioni sui criminali nazisti per rintracciarli e poterli sottoporre a processo) una busta contenente il verbale di una riunione tenutasi due anni prima presso l’Hotel Maison Rouge di Strasburgo.

Una riunione che vide la partecipazione di illustri imprenditori, industriali e politici, in cui fu deciso di instaurare una rete di contatti e conoscenze per permettere ai generali nazisti di fuggire.

“[…] gli imprenditori avrebbero finanziato la fuga dei gerarchi – si legge su Wikipedia – i quali avrebbero custodito e gestito tutti i capitali trasferiti all’estero. Una soluzione che avrebbe garantito la salvezza ai gerarchi nazisti, oltre alla possibilità della rifondazione di un Terzo Reich in luogo e con modalità da definirsi, e agli imprenditori l’opportunità di conservare i loro beni e metterli in salvo dalla confisca che sicuramente sarebbe seguita alla sconfitta militare”.

“[…] in un lasso di tempo relativamente breve l’O.D.E.SS.A. riuscì a mettere in piedi inoltre un sistema di corrieri, che riuscirono a far uscire clandestinamente dalla Germania gli uomini delle SS”.

Le vie di fuga adottate furono molteplici, prima fra tutte, la “Via dei Monasteri”, chiamata così, per il fatto che i fuggiaschi si riparavano nei luoghi di culto.

La notorietà di O.D.E.SS.A. è dovuta al romanzo Dossier Odessa, scritto da Frederick Forsyth e pubblicato per la prima volta nel 1972. Oggi, in molti ritengono che O.D.E.SS.A. non sia mai esistita. Il giornalista tedesco Guido Knopp, ad esempio, ipotizza che si tratti più di un mito che una reale organizzazione, precisando però che le vie-struttura di fuga furono altre e molteplici. Altri, al contrario, confermano la tesi della sua esistenza. Anzi, precisano di più. Come Uki Goñi, che nel libro The Real Odessa: Smuggling the Nazis to Perón’s Argentina, indica il Vaticano come uno dei principali attori nella copertura dei gerarchi in fuga.

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