Storie di libri

La storia di Mary Shelley: quando è meglio essere uomini (forse)

Una sera di maggio del 1816, l’amante di lord Byron, Claire, convince i suoi cugini a seguirla a Ginevra. L’obiettivo della giovane donna è trascorrere qualche giorno in compagnia dell’amato. Giunto nella splendida città, il gruppo è però costretto a rintanarsi in un albergo a causa del cattivo tempo. Così, in attesa che l’acqua smetta di cadere dal cielo, i ragazzi ammazzano il tempo raccontandosi a vicenda storie di fantasmi.

Fin qui, è tutto normale: una serata passata in compagnia di amici a raccontare delle storie di paura. Chi non l’ha mai fatto?

Ma, in questo caso, le cose cambiano. Perché Claire, non è una ragazza “normale”. Lei è Claire Clairmont, la cugina di Mary Shelley. E Mary Shelley è proprio lei, l’autrice di Frankenstein.

Lì, a Ginevra, Mary si scatena, e la sua immaginazione dà vita ad un racconto fantastico, destinato a rimanere nella storia: uno studente che amina una creatura fatta con pezzi di cadaveri. Un essere che, grazie ad una qualche forza sconosciuta, mostra segni di vita.

Tornata a casa, inizia subito a scrivere il suo racconto, decisa a ricreare le stesse suggestioni plasmate a Ginevra.

Termina il racconto nel 1818. Riesce a pubblicarlo in maniera anonima. Ma la critica è sfavorevole: “il romanzo non insegna nessuna condotta morale e affatica i sentimenti senza coinvolgere la mente”.

Il romanzo, tuttavia, diventa subito un best seller e i critici rimangono spiazzati. Così, Mary decide di farne una seconda edizione e, questa volta, rivela la sua identità. I critici scrivono: “per un uomo era eccellente ma per una donna è straordinario”.

A soli 21 anni, Mary Shelley dà vita ad un romanzo monumentale e bellissimo, ripreso da altri scrittori, dal teatro e dal cinema. E che, ancora oggi, è considerato uno dei più bei racconti della storia. Un intreccio semplice, un romanzo epistolare, ma fatto di paura, suggestioni, sofferenza e amore allo stesso tempo.U na storia che, purtroppo, non ha nulla a che vedere con l’immaginario collettivo del mostro, spesso confuso con il protagonista del romanzo, lo studente Frankenstein.

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