Storie di libri

Il sentiero dei folli

La follia. È questa la storia che sta dietro Il sentiero dei folli di Domenico Rosaci. Edito da Falzea, è il primo romanzo di un giovane ricercatore di informatica che coltiva profondi interessi umanistici, e che sta interessando notevolmente il pubblico  accendendo un vivace dibattito che ha per oggetto, appunto, la “Follia”.

Il romanzo è ambientato ai giorni nostri, ma la trama che si racconta affonda le sue radici nel lontano passato.

Il barone Vincenzo Falconari, personaggio di straordinaria personalità e cultura, si trova a capo di una setta segreta, la “Confraternita dei Folli”, la cui origine risale al tredicesimo secolo, ad un suo antenato che la fondò dopo aver partecipato ad una crociata insieme all’imperatore Federico II di Svevia.

I folli sono personaggi controversi. Organizzati come una sorta di loggia massonica, considerano essi stessi come degli “illuminati” e vedono nella Cultura e nella Ragione la fiaccola che li poterà a sconfiggere l’ignoranza e l’arroganza generata dalla Fede.

Si ritengono “folli” in senso positivo, in quanto comprendono la loro “singolarità” nella società in cui devono operare,  nella quale  la maggioranza delle persone è facilmente omologabile ed inquadrabile in qualche particolare “credo”. Essi alla fede contrappongono invece la forza del “pensiero libero”, della “ribellione all’autorità costituita”, qualità che a loro avviso possono innescare un positivo progresso umano.

Si ritengono dei “pazzi” che combattono la “vera follia”, che è insita nella maggioranza degli uomini, e che consiste nel bisogno di seguire una credenza cieca, appartenendo a qualche gruppo che li indottrini, e che quindi li spinga all’intolleranza e alla violenza.

Nel ventunesimo secolo, gli avversari dei folli sono rappresentati dalla Fondazione Delorraine, un’istituzione che solo in apparenza è filantropica e dedita alla ricerca scientifica in campo medico, ma nella realtà è un’organizzazione criminale terroristica, composta da fanatici religiosi cattolici che vorrebbero imporre con ogni mezzo la loro fede ai popoli del mondo. Alla guida dell’organizzazione sta l’inquietante Amelie, una donna tanto fanatica quanto pericolosa.

I folli mirano a smantellare la sua organizzazione e Amelie punta a distruggere i folli.

Per dirimere la loro questione, Folli e Fondazione organizzano un processo giudiziario, sul cui esito essi puntano le proprie rispettive fortune. L’imputato nel processo è straordinario quanto il processo stesso. Si tratta della Chiesa Cattolica, contro la quale vengono prodotti gravi capi d’accusa da parte dei Folli, e la cui difesa è invece affidata alla Fondazione. Il barone Falconari ha un asso nella manica per risultare vincitore, ma sfortuna vuole che questo  asso, che consiste in un antico documento risalente addirittura a Gesù Cristo sia andato perduto con la morte del barone stesso. I Folli devono ritrovarlo, ed organizzano una ricerca che li porterà oltre ogni loro possibile immaginazione

Dietro questa trama, intessuta tra continui colpi di scena all’interno di un ritmo incalzante, si nascondono varie problematiche trattate a differenti livelli di lettura.

Può l’uomo arrivare a “disegnare” per se stesso un’etica “sostenibile”, che non lo faccia precipitare nell’autodistruzione?

È la Scienza, con la sua onestà intellettuale, ma anche con i suoi dubbi ed i suoi limiti, la risposta a questa domanda, o è la Fede, con le sue certezze incrollabili, ma anche con i suoi vincoli e le sue intolleranze, ad essere la soluzione? Oppure c’è una terza via, una via che è sempre sotto i nostri occhi ma che non riusciamo a vedere, perché il nostro cammino è costantemente ostacolato dall’ombra del cappuccio dei Folli?

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