Recensioni,  Storie di libri

“Guerra agli umani” di Wu Ming

Oggi vi presento un bel libro edito per la prima volta nel 2004.

Si chiama Guerra agli umani e narra la storia di Marco che, stanco della solita vita e, soprattutto, della civiltà in cui vive, si rifugia in una grotta. E decide di vivere lì. Scappa, in pratica, e si reca sull’Appennino. Si trasforma in un troglodita. Decide di precorrere quello che, secondo lui, sarà l’epicentro del futuro: un mondo primitivo. Porta con sé solo il suo fidatissimo walkman e inizia una nuova avventura in solitario. C’è un problema però: le caverne sono affollate. Ci abitano gangster albanesi, nazisti, bracconieri, carabinieri ed altri personaggi poco probabili. Un sacco di gente. Ben presto Marco si ritroverà coinvolto in una storia oscura e complicata ed avrà a che fare con il crimine organizzato, con combattimenti tra cani ed incredibili scontri tra ecoterroristi.

Scritto magnificamente, Guerra agli umani è una lettura divertente e ritmata, ma ricca anche di moltissimi spunti di riflessione. Forse anche troppi. Questa è la descrizione: “Il romanzo d’esordio solista di Wu Ming 2 narra le avventure tragicomiche di un aspirante troglodita che lascia la civiltà condannata al declino per fondarne una nuova. Un collezionista di lavori precari tenta di riscattare se stesso indossando i panni del supereroe troglodita: andrà a vivere in una caverna, armato di manuali di sopravvivenza. Da lì muoverà i primi passi verso la fondazione di una nuova civiltà unica alternativa al collasso personale e planetario. Ma quasi niente va come dovrebbe, forse perché c’è qualcosa di sbagliato nell’idea stessa di civiltà. O forse è solo il posto ad essere sbagliato. Un posto dove imperversa una banda di ecoterroristi, insieme ai cinghiali divenuti stranamente incontrollabili…”.

La storia che sta dietro questo libro non è una storia che riguarda il volume in sé. Bensì il suo autore. Già, perché – come molti sapranno – Wu Ming è uno pseudonimo e fa parte dell’ormai rinomata Wu Ming Foundation. Per i pochi che ancora non conoscessero questa storia, la riassumo “brevemente”.

Wu Ming non è il nome di uno scrittore. È un gruppo di autori provenienti dalla sezione di Bologna del Luther Blissett Project, un collettivo di artisti, riviste ed operatori del virtuale che in Italia si è fatto notare negli anni passati per una serie di beffe ai danni di giornali e televisioni.

A differenza del Luther Blissett Project, del tutto anonimo, il collettivo Wu Ming indica un gruppo preciso di persone. Cinque scrittori in particolare: Roberto Bui (Wu Ming 1), Giovanni Cattabriga (Wu Ming 2), Luca Di Meo (Wu Ming 3) (uscito dal gruppo nel 2008), Federico Guglielmi (Wu Ming 4)
Riccardo Pedrini (Wu Ming 5).

Il primo lavoro del collettivo è firmato Luther Blissett e s’intitola “Q”. Un romanzo ambientato nel ‘500 e pubblicato da Einaudi (senza copyright).

Dopo il successo di Q, il gruppo degli autori “senza nome” ha pubblicato una serie impressionante di romanzi e racconti, alcuni a firma dell’intero collettivo, altri individualmente.

Sulla pagina di Wikipedia a loro dedicata è presente la lista completa delle opere.

In cinese mandarino “Wu Ming” significa “senza nome” e, per il collettivo, tale pseudonimo oltre a rappresentare una politica votata alla condivisione delle opere e delle idee, rappresenta il “rifiuto dei meccanismi che trasformano lo scrittore in divo”. Motivo per il quale i Wu Ming rifiutano di farsi fotografare e apparire in video. Non si nascondono però. Anzi: c’è da precisare che il gruppo si impegna spesso in tour di presentazioni e incontri, dialogando con i lettori. Questa politica ha portato gli “autori (non)anonimi” a diffondere tutti i loro testi sotto licenza Creative Commons e a distribuirli in maniera totale o parziale (in qualunque formato ed a scopi non commerciali).

One Comment

  • zortilo nrel

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